assegno divorzile

Assegno di divorzio: novità

Gli alimenti non sono una rendita vitalizia: queste sono le ultime modifiche alla legge sull’assegno di divorzio già in vigore dal 2017 e confermate nel 2018 con la sentenza della Corte di Cassazione

Il 10 maggio 2017 la Corte di Cassazione ha annunciato che l’assegno divorzile non può più essere considerato una rendita vitalizia: il divorzio recide infatti ogni legame di assistenza morale e materiale tra gli ex coniugi. Il versamento dell’assegno di mantenimento è motivato solo nel caso in cui l’ex coniuge si trovi in una situazione di difficoltà economica che non derivi da sua colpa.

Nel 2018 vi è stato un ulteriore chiarimento da parte delle Sezioni Unite per salvaguardare il coniuge che, da sempre dedicatosi alla casa e alla famiglia, ha rinunciato alla propria carriera lavorativa per contribuire all’avanzamento di quella dell’ex.

Oggi, la Corte di Cassazione ha nuovamente ribadito questi principi.

Addio stesso tenore di vita

Prima della sentenza del 2017, all’ex coniuge veniva riconosciuto un mantenimento che potesse garantirgli, anche dopo il divorzio, lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. In presenza di un coniuge benestante, l’assegno divorzile era quindi molto elevato per il cosiddetto criterio dello «stesso tenore di vita».

Questo criterio è oggi stato abolito dalla Cassazione: il matrimonio è infatti un atto di autoresponsabilità e quindi dissolubile. L’aspettativa dell’ex coniuge di mantenere il vecchio tenore di vita non può essere salvaguardato, perché l’assegno divorzile non mira al riequilibrio delle condizioni economiche tra ex coniugi ma al raggiungimento dell’indipendenza economica; e tale indipendenza è intesa come disponibilità di mezzi economici adeguati tali da consentire una vita dignitosa.

Ciò vuol dire che se un coniuge è molto benestante, tale circostanza non influirà sull’ammontare dell’assegno che mirerà esclusivamente all’autonomia ma non all’arricchimento dell’ex coniuge.

Assegno di mantenimento: requisiti

L’assegno di divorzio veniva una volta concesso in automatico con la semplice dimostrazione della sproporzione tra i redditi degli ex coniugi. Adesso la giurisprudenza vuole, da parte del richiedente, le prove dimostranti la sua impossibilità nel mantenersi. Tale impossibilità non deve dipendere da sua colpa: chi richiede l’assegno di mantenimento deve dimostrare di non essere autosufficiente (troppo anziano per trovare lavoro, condizioni di salute precarie ecc.)

Pertanto l’assegno divorzile richiede la meritevolezza e viene di conseguenza negato a chi, per esempio, è ritenuto troppo giovane o ha una potenziale capacità lavorativa.

Novità assegno di divorzio: il contributo proporzionato solo per le casalinghe

Abbiamo appena detto che non c’è più proporzione tra il reddito del coniuge più benestante e l’assegno di divorzio. L’assegno di mantenimento deve infatti essere di aiuto per raggiungere l’indipendenza economica ma non per arricchire l’ex coniuge.

Nel 2018 la Corte di Cassazione ha tuttavia evidenziato una sola importante eccezione: quella del coniuge che, avendo rinunciato alla propria carriera per badare alla casa e ai figli, ha così contribuito all’arricchimento dell’ex che ha potuto concentrarsi sul proprio lavoro e sull’avanzamento della propria carriera lavorativa.

In questo caso, l’assegno di divorzio deve essere proporzionato alla ricchezza che, grazie a ciò, l’altro coniuge ha potuto raggiungere.

 

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