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Crisi d’impresa Al tempo del Coronavirus

Sei un imprenditore in crisi? Vuoi ricevere assistenza in materia societaria, nella contrattualistica e nella risoluzione di controversie societarie? Cerchi un avvocato esperto in diritto commerciale e societario a Roma? 

Lo studio legale Del Monte fornisce consulenza e assistenza legale alle società di capitale e alle società di persone, anche in relazione all’ultima ondata di difficoltà a causa del Covid-19. 

Lo studio si avvale di un team di esperti in diritto commerciale e societario che presterà consulenza e assistenza per la tua attività di impresa, avvalendosi anche di consulenti tecnici in materia bancaria, finanziaria, strategia aziendale e fiscale anche con il supporto di Commercialisti.

L’attività dello studio è volta ad aiutare le aziende in questo difficile momento al fine di avere una consulenza legale sia per accedere alle varie forme di finanziamento, che attualmente sono previste in 55 miliardi di euro, dal decreto rilancio.

A seguito dei vari DCPM nonché dei decreti inerenti la ripresa, oggi anche le piccole e medie aziende necessitano dell’assistenza di un avvocato per attuare i protocolli sanitari necessari per poter operare a norma di legge, come ad esempio:

  • Fabbriche
  • Negozio
  • professionisti
  • artigiani

In questo momento l’azienda che deve recuperare dei crediti, o se fosse soggetta ad azioni esecutive, necessità dell’assistenza di uno studio legale che possa studiare la strategia processuale migliore.

Altro aspetto molto importate è risolvere le questioni inerenti il canone di affitto, il nostro studio sta attuando strategie stragiudiziali e giudiziali, al fine di ottenere una rideterminazione del canone d’affitto.

Il nostro protocollo operativo prevede una prima fase stragiudiziale, seguita dalla mediazione civile, sede ove le parti, ciascuna assistita da un’avvocato, riescono molte volte a risolvere le controversie senza dover ricorre ad un giudizio.

Infine, nel caso in cui il locatore e il conduttore non dovessero trovare una accordo, non resta che intraprendere l’azione giudiziaria più opportuna, se del caso.

Altro aspetto importante per un’azienda in crisi è la gestione di eventuali accertamenti da parte dell’agenzia delle entrate e/o riscossione, nonché con l’INPS. Infatti eventuali impugnazioni o piani di rientro potrebbero evitare il tracollo dell’azienda, che in questo momento soffrono la carenza di liquidità.

L’Avvocato che assiste una impresa deve conoscere diversi settori del diritto civile e della materia societaria, che a volte potenzialmente possono anche sfociare nel diritto penale, non poche volte un amministratore esce indenne da un fallimento sede civile, anche se tuttavia residuano responsabilità sotto il profilo penale.

Proprio per questo l’assistenza di un avvocato esperto nel diritto fallimentare è importante nel caso in cui c si dovesse essere costretti, come si usa dire “a portare i libri in tribunale”.

Quali sono i principali strumenti per uscire dalla crisi di impresa?

a)  il concordato stragiudiziale;

il primo passo che si può tentare per salvare l’impresa dalla crisi e dalle sue conseguenze irreversibili è la ricerca di un concordato con i creditori. 

In questo caso, il debitore ricerca il consenso dei propri creditori su una serie di accordi a carattere dilatorio e/o remissorio che hanno l’obiettivo di superare lo stato d’insolvenza ed evitare l’eventuale sottoposizione a procedure concorsuali. 

In genere, il debitore propone il pagamento di una percentuale delle somme dovute ai creditori stralciando quindi la parte eccedente, con domanda di rinuncia ad una parte del credito individuale. 

In questo senso riveste il carattere di una vera e propria transazione. Questa transazione, può avvenire no solo con i fornitori di merci, ma anche con gli istituti di credito, anche e soprattutto dopa aver valutato il corretto comportamento delle banche in termini di applicazione di interessi pattuiti e applicazioni di “voci non concordate”.

In tal senso l’apporto dell’Avvocato è determinante per la gestione stragiudiziale dell’accordo soprattutto per ottenere la dichiarazione di quietanza di null’altro a pretendere definitivamente e per la velocità della possibile soluzione.

b) gli accordi di ristrutturazione dei debiti;

Sempre in ottica di accordo con i creditori, ma differente dall’accordo stragiudiziale, poiché in questo caso vi è già l’avvio della procedura concorsuale.

L’obiettivo principale è quello di superare la crisi ed evitare il fallimento e, consentire il salvataggio economico delle imprese attraverso un vero e proprio contratto plurilaterale atipico, stipulato, da un lato, dall’impresa in crisi, e, dall’altro, dai vari creditori. 

Questo “contratto” si basa, normalmente, su clausole di remissione totale o parziale del debito di impresa e sulla moratoria dei pagamenti. I fornitori, dipendenti e creditori a vario titolo dell’impresa in crisi, in sostanza, accettano pagamenti parziali o nulli e/o dilazioni sul pagamento, a fronte della mancata dichiarazione di fallimento dell’impresa che, probabilmente, li garantirebbe ancora meno.

c) Il Concordato preventivo

un altro modo per poter salvare l’azienda in una situazione di crisi è il concordato preventivo. Questa è una vera e propria procedura concorsuale ottenuta tuttavia sempre con il concorso dei creditori. 

Figura centrale di questa procedura, oltre ovviamente all’imprenditore, è il commissario liquidatore. 

Anche in questo caso il debitore/imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito e allo scopo di superare la crisi in cui versa l’impresa. 

Il concordato preventivo è regolato dalla Legge Fallimentare.

L’aspetto predominante deve essere chiaramente quello dello stato d’insolvenza che determina pertanto, il dissesto dell’impresa. 

Perché si possa proporre un concordato è necessario dimostrare almeno uno dei seguenti requisiti:

1) di aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ad euro trecentomila;

2) aver realizzato, nei tre esercizi antecedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore ad euro duecentomila;

3) avere un ammontare di debiti anche non scaduti superiore ad euro cinquecentomila. 

Al fine di una maggiore tutela dei terzi, la legge, impone al debitore di corredare tale domanda con una serie di altri documenti che permettono di effettuare una attendibile e corretta valutazione circa l’opportunità o meno di ricorrere a tale strumento, accompagnati a loro volta da una relazione di un professionista che certifichi con chiarezza la regolarità dei dati forniti e la fattibilità del piano.

Durante il concordato preventivo il debitore non perde la disponibilità dei propri beni.

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